Afferrare una penna e aver fiducia nel fatto che contenga inchiostro nel momento in cui andiamo ad appoggiarla sul foglio, è un gesto naturale.

Altrettanto naturale è il disappunto che si realizza nel momento in cui ci si rende conto che la penna in questione è scarica.


Mentre oggi sono sufficienti pochi clic per risolvere il problema, in passato procurarsi inchiostro di qualunque tipo era cosa ben più macchinosa.

In principio, l’inchiostro altro non era che pigmento liquido diluito e non vi era modo di trattenerlo correttamente all’interno di un contenitore, garantendo al contempo la fuoriuscita fluida.
La soluzione più semplice? Canne di bamboo intagliate.

Gli antichi egizi furono i primi in grado di sfruttare correttamente la cavità naturale presente all’interno delle canne di bamboo o di altre piante a fusto lungo, avviando la lunga sfida dell’uomo contro l’inchiostro.
Nel diciassettesimo secolo, Daniel Schwenter adottò una soluzione alternativa, tramite la fusione di due piume, avvicinandosi ancor più al concetto oggi tanto familiare di “fountain pen”, o penna stilografica ricaricabile.

Passerà ancora qualche secolo sino all’adozione massiva delle penne moderne a flusso d’inchiostro regolare per come le conosciamo noi oggi, sino ad arrivare all’onnipresenza delle penne a sfera
Nel tempo, dunque, l’importanza dell’inchiostro è solo aumentata, contribuendo alla varietà degli utilizzi possibili.