In natura l'inchiostro è disponibile come strumento di fuga per diversi animali, in particale della famiglia dei Cefalopodi. 

Per quasi tutti gli animali di questa famiglia è possibile secernere un liquido denso e scuro, atto a nascondere la via di fuga.

Il caratteristico colore scuro è dato dalla componente principale dell'inchiostro, la melanina, e varia di tonalità a seconda della specie che lo secerne.

L'inchiostro viene espulso da delle sacche predisposte specificatamente all'uso, posizionate tra le branchie, ed ha una duplice funzione; oltre a consentire una fuga più rapida, nascondendo il percorso della preda, la macchia d'inchiostro assume una forma "Pseduomorfa".

Questo vuol dire che la macchia avrà sembianze vagamente somiglianti al corpo dell'animale che ha espulso l'inchiostro, generando a tutti gli effetti un sosia in grado di confondere il predatore; è stato più volte possibile osservare in natura attacchi diretti rivolti alla nube d'inchiostro, scambiata per la preda ormai lontana.

Gli studi condotti negli anni hanno evidenziato ulteriori peculiarità, in grado di chiarire l'effettiva complessità dell'inchiostro cefalopode; in molte istanze è stato infatti possibile rilevare come l'inchiostro contenesse specifici reagenti chimici, in grado di "annebbiare" i sensori di predatori come le murene.

Gli esseri umani hanno utilizzato l'inchiostro cefalopode sin dall'antichità, in contemporanea allo sviluppo delle prime forme di scrittura. L'inchiostro veniva prevalentemente utilizzato mediante penne rudimentali o penne da intingere.

L'esempio probabilmente più comune, per la frequenza d'utilizzo in antichità e la lunga storia tramandata sino ai giorni nostri, è probabilmente il nero di seppia. Particolarmente adatto ad un utilizzo artistico, data la capacità impregnante del colore, il nero di seppia è oggi prevalentemente utilizzato in ambito alimentare, per la colorazione di pasta, dolci ed altri alimenti.

Studi recenti hanno infine evidenziato la capacità dell'inchiostro cefalopode di aggredire alcune specifiche cellule tumorali, rendendolo oggetto di studio per possibili sviluppi medici futuri.