Fino al 1800, la scrittura a mezzo inchiostro veniva praticata quasi esclusivamente a mano; dal secondo secolo dopo Cristo, in Cina, si era avviato lo sviluppo di blocchi mobili in legno, precursori delle moderne stampanti, ma gli onerosi tempi di creazione li rendevano impratici. Questa necessità di lavoro amanuense rendeva i documenti di testo estremamente costosi e disponibili solo per i pochi che potevano permetterseli. Una potenziale soluzione arrivò nella creazione della stampa di tipo mobile di Bi Sheng nel 1040 d.C., che usava materiali ceramici e legno, anche se quest'ultimo fu in seguito abbandonato.

L'Europa è arrivata relativamente tardi, indipendentemente dalla Cina, a questa rivoluzione. Tra il 1436 e il 1450, Johannes Gutenberg, un orafo, sviluppò tecniche per scrivere lettere usando uno stampo a mano. Tale evoluzione fu il primo passo verso la viabilità economica della stampa di massa. La macchina da stampa Gutenberg costruita a Mainz nel 1457 fu affiancata dallo sviluppo di altre 110 presse in tutta Europa entro il 1480.

Gutenberg formulò anche un diverso tipo di metallo, in grado di meglio aderire ai blocchi metallici. Questo inchiostro era a base di carbonio, ma conteneva anche rame, piombo e titanio. È stato descritto come più simile alla vernice che all'inchiostro dai contemporanei.

Stampa per le comunicazioni di massa

Il primo libro destinato alla stampa massiva fu la Bibbia, segnando uno spaccato epocale con i secoli precedenti durante i quali l’unico accesso pubblico al materiale religioso era tramite rappresentati della chiesa, in possesso dei testi manoscritti e in grado di leggerli.

Ma la stampa era ancora nelle mani di pochi abbienti. Fu solo con l'avvento della macchina da scrivere nel 1860 che la capacità di stampare divenne praticabile per le comunicazioni aziendali, e ciò richiese un ulteriore evoluzione dell'inchiostro. La macchina da scrivere Hansen Writing Ball fu inventata nel 1865 e andò in produzione di serie nel 1870, seguita da modelli di altri produttori. Nella maggior parte dei casi, le macchine da scrivere facevano affidamento su un nastro di stoffa intriso d'inchiostro. L'inchiostro pigmentato era progettato per rimanere umido sul nastro attraverso l'aggiunta di olio di ricino, ma si asciugava quando veniva a contatto con la carta.

I progetti successivi, in particolare la macchina da scrivere Selectric di IBM, utilizzarono nastri polimerici rivestiti di pigmento. In entrambi i casi, l’impatto a seguito di pigiatura del tasto costituiva l’operazione che portava l’inchiostro ad imprimersi sulla carta.

Deriverà da queste evoluzioni lo sviluppo di inchiostri sempre più sofisticati, a base acquosa e adatti alla “sublimazione”, adatti anche moderne macchina da stampa, professionali e casalinghe, tanto comuni per i più svariati utilizzi in ambienti d’ufficio e non, ai giorni nostri.